FESTIVAL PIANISTICO BARTOLOMEO CRISTOFORI

Festival Pianistico Bartolomeo Cristofori
 

Padova Città del Pianoforte

Primo Trimestre | Ottobre > Dicembre 2016
26-28 settembre | 10-15-16-17-27 ottobre | 10-11-14-24 novembre | 1-5-8-9-15 dicembre

 

Secondo Trimestre | Gennaio > Marzo 2017

14 – 15 – 19 – 23 gennaio | 2 – 9- 13 -15 – 20 – 23 febbraio | 2 – 6-13- 22 – 23 -30 marzo

 

Scarica il programma del secondo trimestre

Auditorium “Cesare Pollini”, Via Cassan 17
Gabinetto di Lettura, Piazza Insurrezione 4

 

Carlo Grante
Direttore Artistico

 

Il Festival

Un grande evento annuale sta per prendere il via a Padova.
“Padova Città del Pianoforte” è il motto del Festival Pianistico Bartolomeo Cristofori. Padovano era infatti Bartolomeo Cristofori, inventore del pianoforte cui questo festival è dedicato. Proclamarsi Città del Pianoforte è pertanto un grande onore e una considerevole responsabilità, cui far fronte con una programmazione acuta, corposa e completa. Una programmazione degna di una metropoli culturale, capace di attrarre amanti del pianoforte e della musica da tutta Italia e da tutta Europa per l’esclusività della sua produzione. Potersi avvalere della presenza del celebre pianista Carlo Grante, noto in tutto il mondo per la sua carriera internazionale che l’ha portato ad esibirsi nelle più grandi sale e con le più prestigiose orchestre, è l’occasione ideale per il Festival Cristofori e per Padova. L’intensa attività di Grante come saggista e studioso del repertorio pianistico e come prestigioso titolare di una cattedra di Pianoforte nel Conservatorio “C. Pollini” di Padova, lo dimostrano un personaggio tra i più autorevoli per assumersi la responsabilità di firmare la programmazione artistica del Festival. Tale programmazione tiene debito conto della storia della città manifestando, di conseguenza, un approccio nel contempo approfondito e singolare che mira a creare un unicum nel panorama nazionale.
La suddivisione del Festival Cristofori in tre moduli trimestrali permette una programmazione agile, rapida nell’adattarsi alle esigenze del momento e capace di diventare una presenza costante nella vita padovana, pur mantenendo la natura specifica del “modello festival”. Il Cristofori mira a creare un tessuto culturale vivo e appassionato, ad avvicinare nuovo pubblico grazie alle più moderne tecniche di audience development, a instaurare legami con le storiche istituzioni culturali cittadine, italiane ed internazionali e a fare di Padova un virtuoso esempio di “Smart City” culturale, basata sullo scambio e sulla condivisione dei saperi, senza dimenticare il grande appeal che potrà esercitare nei confronti del turismo. 
Il turismo culturale, è risaputo, è uno dei più floridi campi d’investimento, vanta una stabilità secolare e fa leva sul ricchissimo patrimonio artistico - culturale di cui l’Italia, e Padova nello specifico, dispone, creando un indotto sensibile nel territorio. Il pianoforte può contare su una popolarità sconfinata presso il grande pubblico, ma l’Italia difetta di appuntamenti regolari che approfondiscano con consapevolezza e acume il suo repertorio. Gli appuntamenti del Festival B.C. si creano alternando grandi nomi del concertismo internazionale, giovani eccellenze italiane ed internazionali, conferenze di approfondimento e concerti degli studenti del nostro Conservatorio: una valorizzazione a tutto tondo senza precedenti.
La programmazione del primo trimestre afferma con grande forza i principi su esposti, offrendo concerti unici quale il primo recital dell’integrale chopiniana realizzata su più appuntamenti dalla pianista padovana Leonora Armellini, le sperimentazione del temperamento Cordier con le Sonate di Schumann eseguite da Carlo Grante, la presenza di solisti quali Paul Badura-Skoda, Anna Kravtchenko, Leslie Howard e Mattia Ometto, gli ultimi due anche impegnati, in collaborazione col festival, nella monumentale registrazione dei Poemi Sinfonici per due pianoforti di Liszt per l'etichetta Brilliant. A corollario, avranno luogo due cicli di conferenze tenute da Grante dedicate a Cristofori e a Scarlatti e ben sei concerti dedicati ai più meritevoli studenti del nostro Conservatorio.
Molto altro accadrà nel secondo e terzo trimestre, e nella sessione estiva.
Una partenza in grande stile.

Leopoldo Armellini
Direttore del Conservatorio di Padova

 

Costi ingresso

 

Quota sostenitori per il programma completo (MATER, JUVENILIA, LECTIO e EXPLORATIO) del SECONDO TRIMESTRE del Festival Pianistico Bartolomeo Cristofori di Padova

€85 - intero
€50 - ridotto*

 

Quota sostenitori per le sole Serie MATER e EXPLORATIO

€50 – intero

€30 – ridotto*

 

Le vendite per Padova avranno luogo:

  • Bettin Pianoforti di Bettin Alberto & C. S.a.s. - 26, Via Eremitani – Padova
  • Bettin Pianoforti, Centro Commerciale Giotto (secondo piano), Padova
  • Assicurazioni Generali Italia S.p.A., Riviera Ponti Romani, 22
  • Strumenti Musicali Elindro, Riviera San Benedetto, 18
  • Studio Lo Bello Via Castelmorrone 62

 

Contributo per ingresso singolo evento prima dell’inizio in loco:
€10 intero
€5 ridotto*

 

Per informazioni e adesioni su abbonamenti e biglietti:

segreteria.tesoreriaabc@gmail.com – 049/8717641 – 3493645652

 

*studenti di ogni ordine e grado
associazioni convenzionate con il Conservatorio di Musica di Padova
ultra sessantacinquenni

 

Informazioni

CONSERVATORIO DI MUSICA “CESARE POLLINI”

ASSOCIAZIONE BARTOLOMEO CRISTOFORI AMICI DEL CONSERVATORIO

HH Promotions London

BETTIN PIANOFORTE

 

Informazioni
festivalcristofori@gmail.com

abc@conservatoriopollini.it

3392938824

Articolo della "Frankfurter Allgemaine Zeitung" del 27 Ottobre 2016

 

Thomas Mann ha proprio sbagliato l’accento in Beethoven

Al nuovo festival „Bartolomeo Cristofori“ di Padova la musica per pianoforte viene esplorata fino in fondo.

 

Suona bene come sempre, e tuttavia è insolito: più ricco e pieno nei toni medi, più vivo e vibrante. Le usuali qualità del meraviglioso grand coda Bösendorfer arrivato appositamente da Vienna, che risuona al Festival „Bartolomeo Cristofori“ appena fondato, sembrano essere accentuate da un’accordatura speciale, che intende aggredire i problemi del „Buon Temperamento“. Il pianista, esperto di acustica e costruttore di pianoforti Serge Cordier (vissuto tra il 1933 e il 2005) si rese conto che gli strumenti a tastiera spesso non si armonizzano con gli strumenti a fiato o ad arco. I pianoforti sono accordati in ottave pure, mentre gli altri in quinte pure. Cordier adattò l’accordatura a quinte pure al pianoforte, allargando di poco le ottave. Ora sembra più leggero, con più armonici. L’impoverimento sonoro è così minore rispetto alla divisione dell’ottava in dodici semitoni tutti uguali, pur a discapito di leggeri problemi di intonazione. Alle tre sonate per pianoforte di Robert Schumann, eseguite da Carlo Grante, fondatore e direttore artistico del festival, nel secondo concerto dopo l’apertura fatta da un recital chopiniano della giovane Leonora Armellini, l’accordatura Cordier calza molto bene. Alle sonate non ha giovato il giudizio storicamente negativo di essere più rapsodiche che strettamente forma-­‐sonata, e per questo vengono poco eseguite. Sotto le mani esperte del pianista, che ricerca con acribìa lo sconosciuto e il raro del repertorio, l’esperienza di molti anni risalta in una nuova, autonoma vita delle singole voci, e rende chiari come non mai i rapporti strutturali. Il secondo movimento della Sonata in fa diesis minore, un’ammaliante „Aria“, si rivela, con il suo motivo di quinte discendenti, essere il cuore dell’opera, e dispiega strati di colori, diluiti come in un acquerello. Non si è mai sentito così tanto Scriabin in Schumann! La sonata di mezzo [Op. 22] non è solo indemoniata, ma rivela nel basso una struttura di toccata; la „Grande Sonata“ in fa minore diventa per davvero un „Concerto senza orchestra“ a cui le linee discendenti, sempre in nuove direzioni, conferiscono una profonda tragicità. La consueta dominanza degli acuti è interrotta, e si cerca invano l’usuale brillantezza. Il festival, intitolato al padovano Bartolomeo Cristofori che qui nel 1698 inventò l’Hammerklavier, non offre all’ascolto solo un illustre pianista dopo l’altro, ma si dedica anche alla storia della costruzione del pianoforte, della varietà del suono e dei differenti modi di suonare. Da decenni Paul Badura-­‐Skoda se ne occupa come nessun altro. In colloquio con Grante si esprime il decano dell’interpretazione di Mozart, Beethoven e Schubert sulle preferenze degli strumenti attorno al 1800, sull’articolazione e la declamazione, sui dialoghi strumentali che egli assimila spesso alla lingua italiana, sull’uso del pedale e degli accenti. Il tema dell’“Arietta“ dell’ultima sonata di Beethoven Op.111 inizia in levare oppure no? Thomas Mann nel suo „Doktor Faustus“, usando come analogia il nome paterno Wiesengrund, mette l’accento nel punto sbagliato. Così dice Badura-­‐Skoda. Fortunatamente però, a seconda delle proprie esperienze interpretative e di vita, questo si può cambiare -­‐ lo schematismo è estraneo ai grandi musicisti. Tra le due edizioni del suo libro

„Intepretare Mozart“ sono passati cinquant’anni. Il quasi novantenne domina il programma del concerto del festival con ammirevole superiorità ed energia: al Concerto Italiano di Johann Sebastian Bach, minimamente intaccato da piccoli vuoti di memoria genialmente risolti, segue una vivacissima e poco sentimentale, ma non impersonale Sonata in si bemolle maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart. Lo strumento, anche qui accordato con il metodo Cordier, sembra più argentino e snello. La „Fantasia su ritmi di Flamenco“ di Frank Martin è stata scritta appositamente per l’esecutore: accordi a piene mani che rasentano il cluster, da cui si sviluppano intense melodie. E la sonata „Waldstein“ di Beethoven si muove salda tra fragilità e mai abbandonata tensione – in un modo così delicato, intimamente preciso che i giovani pianisti non la suonano più. L’assegnazione del premio del festival, il „Premio Bartolomeo Cristofori“, a Badura-­‐Skoda (una bella scultura di un martelletto di pianoforte), onora anche il profondo sapere del pianista, e la grande sensibilità del suono. Il festival si dipana per tre mesi tra concerti e conferenze, offrendo soprattutto agli studenti del Conservatorio di Padova, che figura tra gli organizzatori, visioni approfondite del suonare il pianoforte di oggi e di ieri. Così Carlo Grante, versato anche in musicologia, spiega le scoperte di Cristofori e le loro conseguenze („Il pianoforte moderno parla italiano“), e il mondo sonoro di Domenico Scarlatti. Una sezione per „giovani talenti“ da’ spazio ai migliori diplomandi del Conservatorio. Sofia Andreoli ha già mostrato una notevole varietà stilistica, con opere di Claude Debussy, Béla Bartók, Frédéric Chopin e Franz Liszt. Soprattutto, Grante vuole riempire tutta la città di musica: le sue sonate di Schumann hanno trovato  un pubblico sorprendentemente concentrato anche in una casa per anziani.

ISABEL HERZFELD

 

(Traduzione a cura di Giuseppe Mariotti)